Uno spagnolo o un italiano, spinto dal desiderio di possedere un ritratto della propria amante, che non poteva far vedere a nessun pittore, prese il solo partito che gli rimaneva, di farne cioè per iscritto la descrizione più ampia e più esatta. Cominciò col determinare la giusta proporzione dell’intera testa; passò poi alla dimensione della fronte, degli occhi, del naso,  della bocca, del mento, del collo; poi tornò su ciascuna di queste parti,  non risparmiò niente perché la sua mente imprimesse nella mente del pittore l’autentica immagine che aveva sotto gli occhi; non dimenticò né i colori , né le forme, né alcuna cosa di ciò che appartiene al carattere: più confrontava il suo discorso col volto della sua amante, più lo trovava somigliante. Credeva soprattutto che più avrebbe caricato la descrizione di piccoli particolari, meno libertà avrebbe lasciato al pittore; non dimenticò niente di ciò che pensava che il pennello dovesse cogliere. Allorché la sua descrizione gli parve completa, ne fece cento copie che mandò a cento pittori, ingiungendo a ciascuno di eseguire esattamente sulla tela ciò che avrebbe letto sulla carta. I pittori lavorano; e in capo a un certo tempo, il nostro amante riceve cento ritratti, i quali assomigliano tutti rigorosamente alla sua descrizione, e di cui nessuno somiglia  a un altro, né alla sua amante.

[D. Diderot]