I prigionieri furono radunati nel cortile.

Il direttore del carcere parlò con fare orgoglioso: “Riformerò l’ora d’aria, potrete anche praticare dello sport, ma solo lo sport che decido io. I cortili saranno accorpati, perché si perde tempo a passare da un cortile all’altro”.

Subito i prigionieri presero a discutere, dividendosi in favorevoli e contrari. Si costituirono i comitati, e si cominciò a litigare. Ognuno aveva le sue buone ragioni, gli animi si scaldarono più volte e scoppiò anche qualche rissa. “Se non voti, saranno altri a decidere per te” diventò il motto di alcuni.

Il giorno prima della consultazione non si parlava d’altro. Il direttore, parlando con i suoi collaboratori, disse “Così li distraggo e li tengo buoni, nell’illusione che stiano decidendo qualcosa”.

“Prossimamente proporrò una riforma delle celle, potranno scegliere se dormire sulla paglia o su un bel materassino gonfiabile”.

Soli ed incompresi, in un angolo, pochi detenuti si tennero distanti. Essi pensarono che anche la prigionia ha una sua possibile dignità. “Non sceglieremo noi le forme della nostra carcerazione”, così si dissero. Così cominciarono a scavare una lunga galleria, mentre gli altri si azzuffavano per un Si ed un No.

Mentre scavavano con mani sanguinolente, ripetevano: “Noi sogniamo la libertà, la fuga dal carcere del tiranno e nient’altro”.