Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare.

A questo punto gli sorge un dubbio: “E se il mio vicino non me lo volesse prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta s’immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta!”.

E così si precipita di là, suona, il vicono apre, e prima ancora che questo abbia il tempo di dire “Buongiorno!”, gli grida: “Si tenga pure il suo martello, villano!”.

(In copertina: Ernest Normand, Pigmalione e Galatea, 1881)